Lettera aperta del prof. ing. Michele Troilo sul tema “A proposito di Castelletto”: maggiore tutela per i pedoni sulle strade da parte di automobilisti e motociclisti


Michele TroiloLETTERA APERTA DEL PROF. ING. MICHELE TROILO SUL TEMA “A PROPOSITO DI CASTELLETTO”: MAGGIORE TUTELA PER I PEDONI SULLE STRADE DA PARTE DI AUTOMOBILISTI E MOTOCICLISTI

Sul tema “A proposito di Castelletto”, uno dei più importanti e popolari quartieri di Genova, interviene con una lettera aperta il Prof. Ing. Michele Troilo, Ordinario di Macchine alla Facoltà di Ingegneria nonché Consulente tecnico del Tribunale di Genova.

“Con la stessa puntualità con cui mette in cantiere nuove tasse per gli alluvionati, l’amministrazione comunale deve intervenire per la sicurezza stradale. Ancora una volta dobbiamo ricordare (quo usque tandem abutere Marta patientia nostra? ma ormai il latino non lo sa più nessuno, sarebbe meglio ristudiarselo!) che la maggior parte delle vittime delle strada nei centri urbani sono i pedoni. Questo perché la psicologia dell’automobilista, ma ancor più quella del motociclista, è talmente malata che fermarsi viene percepito come un disonore. È evidente infatti che nel traffico si guadagna ben poco tempo sorpassando un altro veicolo o bruciando un semaforo per poi doversi magari fermare a quello successivo, eppure è normale, dopo essersi correttamente fermati alle strisce pedonali, essere sorpassati da un motorino mentre qualcuno sta già attraversando (provare per credere). Se poi chi sta attraversando è un bambino, il rischio che il conducente del motociclo non lo veda perché coperto dalla sagoma dell’auto è elevatissimo. Ricordo che una quarantina di anni orsono, la polizia municipale, allora detti i vigili, vigilavano realmente, nascosti dietro la siepe di via Amalfi, e multavano inesorabilmente il poverino che in 500 sorpassava il bus fermo all’altezza del San Carlo. Oggi la polizia municipale non si nasconde più, è ben presente agli attraversamenti, e quando si presenta una situazione di potenziale pericolo perché qualcuno attraversa e qualcuno non si ferma che fa? Semplice, si gira dall’altra parte, e se non ha visto ha tutto il diritto di non intervenire. Non dico di fare come a Bogotà, dove misero i clown agli incroci per sfottere pesantemente chi trasgrediva (pare che il sistema abbia funzionato), ma almeno sfatare il mito del motociclista astuto che al semaforo si ferma sempre dopo la linea continua, sarebbe già un primo passo. E non venitemi a dire che è un problema ecologico, nel senso che il motociclista si pone davanti alle auto per non respirarne il gas. A parte il fatto che il gas del motociclista è assai più velenoso di quello dell’auto, questione su cui gli ecologisti dovrebbero un po’ di riflettere, provate a fermare l’auto qualche metro prima della linea di arresto, come per lasciare al povero (si fa per dire) motociclista lo spazio vitale per una sosta “ecologica”: la maggior parte continuerà a portarsi a ridosso delle zebre, se non addirittura a cavallo delle stesse, tanto del pedone chi se ne frega. Detto questo non pensiamo che gli automobilisti siano molto più educati, in genere, ma non accettiamo lezioni da quei motociclisti che sostengono essere gli automobilisti peggio di loro: se così fosse, perché allora non danno il buon esempio? Non faremo mica a gara a chi trasgredisce di più? Spero che a questo punto sia emerso come il ruolo della Polizia Municipale debba diventare, finalmente, un ruolo educativo, se è vero, come è vero, che molto più della sanzione, conti la convinzione che il rispetto delle regole finisce comunque a vantaggio di tutti. Leggo poi sul giornale che qualcuno invoca ancora una volta il semaforo, e si compiace del limite dei 30 all’ora. Personalmente suggerisco le zebre colorate, possibilmente gialle piuttosto che rosse, con metodi indelebili, in modo da risparmiare sulla manutenzione. Bene anche i dissuasori, non è vero che sono pericolosi, se il limite venisse rispettato, e se non venisse mai rispettato che ci sta a fare?”

INFORMAZIONI

Prof. Ing. Michele Troilo

Tel. 010 5761752

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